La genesi del progetto per Federico Delrosso

Non è la velocità ma il tempo.

Il suo dilatarsi quando uscendo dalla corsa ordinaria si accelera oltre il consueto, lì, nella spinta decisa che aumenta il battito, il tempo si frantuma e si entra in uno stato limpido di assenza, una sospensione dello scorrere, il vuoto che ospita ogni possibilità creativa.

Non è la luce ma la materia.

Il suo interrompere la corsa dilagante della radiazione luminosa, il modo in cui la comprime e convoglia radunandola in tagli sottili o la disperde in spazi atemporali perché privi di limiti in cui essa torna a regnare incontrastata. Materia pura – pietra, metallo, legno, vetro – che si mostra nuda e solida, pronta a svelare la sua capacità di mutamento a contatto con il tempo ed il suo fluire.

Non è l’architettura ma il confine.

Aggirarlo fino a superarlo vuol dire porre lo spazio architettonico fuori dal nastro del tempo ed utilizzando la luce come perno fondante la costruzione, ingaggiare un dialogo muto con il contesto nel quale lo spazio sorge impiegando materie naturali che rappresentino un riconoscimento per l’ambiente circostante in modo da ridimensionare l’estraneità tra opera della natura e dell’uomo.

Tempo, materia e confine sono i veri committenti di ogni progetto, interlocutori esigenti che interrogano circa la possibilità di un superamento dell’equilibrio vigente in un dato spazio che debba essere abitato o riabitato.

La risposta passa necessariamente attraverso lo studio e l’ascolto dello spirito del luogo che si manifesta sempre con una richiesta precisa di rispetto identitario tra reminiscenza e innovazione. L’opera può dirsi riuscita non perché crea il nuovo ma poiché svela i segni immateriali già presenti in loco i quali grazie al lavoro architettonico si rendono materiali, visibili. È così che nasce una dimensione diversa dalla precedente nella quale chi vi abiti, accoglie lo spazio appena creato come vivente al pari di quello circostante, stabilendo con esso una connessione emozionale che rappresenta la nascita di un nuovo equilibrio abitativo.

La velocità e la luce restano gli alleati dai quali attingere l’ispirazione per ogni progetto; la prima, assunta non come puro agonismo ma al pari di una meditazione in movimento, origina il vuoto che permette ad ogni geometria di sorgere alla mente e concepire una visione coerente con il progetto in lavorazione. La seconda, matrice di tutto quanto esista, è la musa inafferrabile che assottiglia il tratto fino all’essenziale per renderla il più possibile libera di giocare con gli spazi, le aperture e le trasparenze in modo da divenire parte sempre mutevole del progetto in un continuo trasfigurarsi in grado di generare incanto ed emozione.

 

settembre 2017

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